COT: situazione attuale e sviluppi futuri

Advenias_Cot2024

Alla COT, Centrale Operativa Territoriale, arrivano informazioni derivanti da servizi sociali dei Comuni, Cure Domiciliari Integrate (ADI), Case della Comunità (CdC), Unità di Continuità Assistenziale (UCA), strutture ospedaliere, altre strutture territoriali (come SERD e Alcologia), residenze e centri diurni e con gli MMG/PLS.

Come mai stanno diventando tanto importanti? La risposta è il PNRR

Un nuovo motore che, tramite investimenti e riforme, intende accelerare la transizione ecologica e digitale. Il piano si articola in sei Missioni tra cui quella Sanitaria, all’interno della quale grande rilievo economico hanno le COT. 

Parliamo con Francesca Ferro delle ultime evoluzioni del mondo della COT, per fare chiarezza in un sistema che diventerà fondante nei prossimi anni.

Quali sono i principali problemi che incontrano le realtà che si approcciano alla gestione della COT?

I freni che si incontrano nello sviluppo delle COT sono di tipo organizzativo e tecnologico. Facendo un piccolo passo indietro ricordo che la COT raccoglie e distribuisce un grandissimo numero di informazioni e dati. Di conseguenza le richieste alle realtà territoriali sono tecnicamente molto complesse. 

Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha delineato delle linee guida per l’adozione delle tecnologie adeguate alla costruzione di COT suggerendo l’adozione di architetture IT modulari e data-driven. Serve adottare una tecnologia e un’architettura IT solida, sicura e performante, ma soprattutto integrabile. 

Da qui le due tipologie di problematiche.

Nel concreto, quali sono i problemi organizzativi e quali quelli tecnologici?

Lato organizzativo, possono esserci realtà che hanno problemi nell’integrazione delle COT all’interno di un percorso assistenziale con vari stakeholder e fornitori. In questi casi, la richiesta che viene fatta è di andare a identificare il perimetro di azione delle Centrali Operative Territoriali e poi inserire uno spazio in cui convivono ospedali, case della Comunità e altri attori.

Se il problema riguarda l’architettura digitale la situazione è ancora diversa. Agenas richiede un sistema informatico a servizio delle funzioni che dovranno essere svolte dalla COT e che faciliti il dialogo Ospedale-Territorio.

In Italia abbiamo una eccezionale capillarità dei presidi assistenziali, serve una infrastruttura IT che sia flessibile e con una capacità computazionale rilevante a seconda delle necessità. Agenas richiede un approccio event-driven e l’utilizzo di standard di interoperabilità con servizi Restful e l’adozione del profilo HL7 FHIR1 per lo scambio delle informazioni. Il tutto per architetture a microservizi caratterizzate da una struttura modulare e componibile

 

Parliamo di un investimento importante: sono architetture che sono state create quasi da zero e che solo ora stanno iniziando a diffondersi sul mercato.

Come si può partire rapidamente con le COT?

Spesso sento in giro di come al momento vi siano due soluzioni percorribili per l’acquisizione delle COT: ex novo o adattata da altri sistemi. A mio avviso però non è solo così. Le soluzioni sopracitate sono due estremi di un continuum: da un lato un progetto Green field, un’architettura tecnologica vergine su cui vanno a lavorare risorse esperte in sviluppo cloud native, dall’altro si adatta una soluzione verticale già presente sul mercato. 

Nel primo caso si rischia di allungare i tempi e perdere scadenze inderogabili per i fondi PNRR, nel secondo lo sviluppo è rapido ma con scarsa possibilità di scalabilità e personalizzazione del servizio.Con Advenias ci andiamo a collocare a metà tra questi due comportamenti, che i miei colleghi sviluppatori possono chiamare composable.

In che modo il modello di Advenias è composable?

Abbiamo investito in tempo e professionisti per andare a costruire una infrastruttura IT conforme alle richieste di Agenas partendo da alcune basi già in essere su Advenias. Questa credo sia stata una chiave di volta che ci ha permesso a oggi di essere l’unico partner in alcune Regioni e il principale su altre.

Quali consigli finali intendi condividere?

Al processo tradizionale di procurement serve passare alla creazione di un ecosistema digitale omnicomprensivo. Solo in questo modo sarà possibile rispondere alla necessità di creare un’architettura data-driven personalizzata a seconda delle necessità specifiche che vengono richieste all’interno delle singole COT. 

Parliamo di COT in una pagina dedicata, qui.

CONDIVIDI

Potrebbe interessarti anche