Il disturbo dello spettro dell’autismo: un secondo approfondimento

Intervista_AutismoAdvenias

In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, il 2 aprile, avevamo intervistato, con grande piacere, due professionisti del settore: Eliana Compagnone, Specialista in Neuropsichiatria Infantile e Medico Referente per il Settore Ambulatoriale dell’Età Evolutiva e Fabio Stirpe, Medico Responsabile per la Provincia Romana dei Religiosi Camilliani, nostra realtà cliente.

 

L’intervento, che potete trovare a questo link, è stato tanto interessante da spingerci a fare alcuni doverosi approfondimenti sul tema della diagnosi precoce.

 

Queste caratteristiche riconosciute cosa comportano a livello sociale e non?

I Dottori ci ricordano, come accennato nel precedente articolo, che esistono specifici criteri, presi dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders.

 

Per i deficit persistenti della comunicazione sociale sicuramente una delle caratteristiche più evidenti è la difficoltà nella reciprocità sociale, cioè la difficoltà nel riconoscere alcuni segnali sociali di comunicazione, che molto spesso sono anomali. Vi è un problema nel mantenere un canale di comunicazione canonico nella conversazione o nel individuare degli argomenti che non siano soltanto d’interesse del soggetto.

Questo si ritrova nei primi anni o mesi di vita, ma sono caratteristiche che si portano avanti nelle fasi successive dello sviluppo. 

 

Ci sono anche delle difficoltà sul piano dell’utilizzo e della comprensione di tutto ciò che è la comunicazione non verbale, quindi la mimica e  il contatto visivo. Il che implica anche una problematica nella parte emotiva del rapporto sociale e dell’interazione sociale. In aggiunta c’è anche una difficoltà nel comprendere tutto ciò che è il contesto sociale e l’adattamento sociale. 

Per quanto riguarda la parte relativa al comportamento di interessi ristretti e ripetitivi, vi sono per esempio l’utilizzo stereotipato degli oggetti, la presenza di movimenti ritmici continuativi, la ritualità molto spesso che accompagna questi ragazzi. Altro aspetto importante è la rigidità cognitiva, quella inflessibilità che fa sì che si adattino in maniera molto difficile ai cambiamenti ambientali e situazionali. 

Gli interessi limitati e ristretti possono variare nel corso della vita della persona, ma quello che accomuna il soggetto nel suo percorso di crescita è la pervasività e la limitatezza di questi interessi. 

 

Un altro aspetto che sta prendendo sempre più piede e che riguarda sempre il pattern di comportamento anomalo è la ipo o iper reattività a stimoli ambientali che possono essere di vario tipo (uditivi, visivi, percettivi, tattili). I quali possono innescare, quando c’è una iper reattività, comportamenti dirompenti anche socialmente difficili da da accettare e anche da gestire in alcuni casi. Quest’ultima a dire il vero è una caratteristica che c’è sempre stata, solo che ultimamente stanno nascendo anche dei filoni di analisi su questi aspetti specifici e anche strumenti di valutazione con delle scale specifiche.

 

Come si riesce a intercettare prima il disturbo per questi bambini e come mai è tanto importante?

La Dottoressa spiega.

 

L’analisi nasce anche da un strumento riabilitativo e terapeutico della metodologia Denver, che parte da un tipo di approccio evolutivo naturalistico in cui io specialista vado a valutare il bambino nel suo contesto naturale, andando ad analizzare quelle che sono le diversità rispetto allo sviluppo tipico.

Per esempio, hanno osservato come già nel contatto visivo o nell’adattamento del bambino al corpo del genitore ci siano delle variazioni rispetto allo sviluppo tipico, quindi sono dei bambini che magari già hanno un contatto di sguardo poco efficace proprio nei primi momenti di vita e nell’allattamento, o hanno minore entusiasmo nel sorriso sociale che dovrebbero presentare.

 

Ovviamente, non significa che tutti i bambini che hanno questo pattern sviluppino poi necessariamente un disturbo dello spettro autistico, però studiando con anticipo questi pattern, soprattutto nei fratellini di bambini già diagnosticati, si possono raggiungere – in alcuni casi – degli ottimi risultati. 

 

La prevenzione è fondamentale perché in alcuni casi non si sviluppa proprio il disturbo. In ogni caso,  se il pattern era anomalo si va a intercettare quella traiettoria molto precocemente e quindi i risultati che poi si avranno, saranno decisamente migliori.

 

 

Abbiamo parlato del tema in precedenza: lo puoi approfondire nell’intervista Il disturbo dello spettro dell’autismo: evoluzioni e supporti tecnologici

CONDIVIDI

Potrebbe interessarti anche