In Italia ci sono troppi anziani soli
In Italia, il tasso di solitudine tra gli anziani è il doppio rispetto alla media europea, con effetti negativi sulla salute mentale e fisica. Una condizione che aumenta il rischio di depressione, disturbi del sonno, demenza e malattie cardiovascolari. Secondo Diego De Leo, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, la solitudine rappresenta una vera e propria “epidemia sociale”, simile al tabagismo e all’obesità. Mentre altri Paesi hanno adottato linee guida per contrastare il fenomeno, in Italia manca ancora un approccio strutturato, nonostante sia il secondo Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone.
Diversi fattori contribuiscono a peggiorare la situazione, tra cui lo spopolamento dei centri storici, la chiusura dei negozi di quartiere, le truffe agli anziani e la discriminazione basata sull’età (ageismo). Il problema si riflette anche nei dati sui suicidi: il 37% riguarda persone anziane, sebbene esse rappresentino solo il 24% della popolazione. Inoltre, secondo Eurostat, il 14% degli anziani italiani non ha nessuno a cui chiedere aiuto, mentre il 12% non ha persone con cui condividere problemi personali, valori ben superiori alla media europea.
Tra i segnali di allarme della solitudine ci sono i disturbi del sonno e la frequenza degli incubi, che possono favorire stati depressivi e incrementare il rischio di suicidio. Il disturbo da incubi, che interferisce con la vita quotidiana, è oltre tre volte più frequente negli over 70 rispetto agli adulti tra i 50 e i 70 anni. Gli individui che soffrono di incubi persistenti sono più inclini a sviluppare problemi di salute mentale e ad adottare comportamenti autolesionistici, sottolineando l’urgenza di affrontare la solitudine tra gli anziani con interventi mirati.
Nuovi codici ATECO per professioni infermieristiche e ostetriche
In breve l’ISTAT ha introdotto una nuova classificazione ATECO 2025 che entrerà in vigore il 1° aprile 2025, sostituendo la versione del 2007.
Le professioni sanitarie non mediche avranno finalmente codici specifici invece dell’unico generico codice precedente, con due nuovi codici rispettivamente per le attività infermieristiche e per quelle ostetriche.
La modifica riconosce le professioni sanitarie come “intellettuali”, in seguito alla creazione degli ordini professionali nel 2018 e all’istituzione dell’obbligo di laurea.
Questo cambiamento è stato ben accolto sia dalla FNOPI (Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Infermieristica) sia dalla FNOPO (Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica).
I codici ATECO sono utilizzati per fini statistici che fiscali, e dal 1° aprile saranno obbligatori per tutti gli adempimenti statistici, amministrativi e fiscali.
Le spese a carico delle famiglie continuano ad aumentare
In 10 anni sono oltre il 26% in più i costi delle spese a carico degli italiani, colpa di un SSN in difficoltà.
Secondo il Report GIMBE, negli ultimi dieci anni la spesa sanitaria a carico delle famiglie italiane è aumentata del 26,8%, con oltre i 40 miliardi di euro nel 2023.
Questo incremento riflette le difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che spingono molte persone a ricorrere a cure private o a rinunciare alle prestazioni per motivi economici. Il 40% della spesa out-of-pocket riguarda servizi a basso valore, mentre la sanità integrativa copre l’11,4% della spesa privata.



