Non si assiste da soli: famiglie e professionisti accanto agli anziani

Cover che riprende nome rubrica "A tu per tu" e titolo articolo "Non si assiste da soli"

 

 

Cover che riprende nome rubrica "A tu per tu" e titolo articolo "Non si assiste da soli"

 

 

 

 

 

 

 

 

 «Grazie, perché riuscite a restituirmi qualcosa della mia mamma in questa persona che la malattia mi sta portando via».
Parente di una utente del Centro

 

Per capire da vicino come si costruisce un ambiente di cura dedicato alle persone con demenza, abbiamo visitato il Centro Diurno per Anziani della Fondazione Filippo Turati. Qui, ogni giorno, si lavora non solo per garantire assistenza, ma anche per offrire attenzione, rispetto e un clima sereno, affinché gli ospiti e i loro familiari possano mantenere la migliore qualità di vita possibile.

 

Durante la nostra visita abbiamo incontrato alcune figure chiave del Centro: Stefania Abetini, responsabile della qualità e della sicurezza assistenziale; Tiziana Morrone, specialista nelle terapie non farmacologiche; Elena Pianorsi, direttrice del servizio; e Libera Mucci, coordinatrice delle attività di animazione. Ognuna di loro ci ha raccontato il proprio impegno quotidiano e le modalità con cui l’équipe multiprofessionale formata da infermiere, animatore e operatori sociosanitari si prende cura degli anziani accolti nella struttura.

Coinvolgimento della famiglia

Perché è importante c

Qual è l’obiettivo del lavoro con le famiglie?

oinvolgere la famiglia nel percorso di cura dell’ospite?

Coinvolgere la famiglia è un’opportunità preziosa per entrambe le parti. A noi consente di conoscere meglio l’ospite e di interagire in modo più efficace. Per loro, significa ricevere un supporto concreto, anche nella gestione della comunicazione a casa, dove spesso mancano le competenze per relazionarsi con una persona affetta da demenza.

Banalmente, se si chiede “perché?” a una persona con decadimento cognitivo, questa rischia di innervosirsi: è una domanda troppo complessa da gestire. Questa è un’informazione fondamentale per ogni caregiver che si trovi ad assistere una persona con demenza. Allo stesso modo, è importante mantenere sempre l’autenticità nella comunicazione, evitando di sminuire o contraddire il soggetto.

Lavoriamo affinché i miglioramenti siano percepiti già a casa: ci auguriamo che i disturbi del comportamento diminuiscano e che l’ospite si senta più sereno, anche solo nel recarsi qui.

L’organizzazione del Centro è strutturata proprio per coinvolgere il più possibile familiari e parenti, diventando un supporto concreto non solo per l’utente, ma anche per le famiglie.

 

In che modo i familiari vengono coinvolti nella quotidianità del Centro?

Generalmente lasciamo accedere i familiari negli ambienti del Centro. In altre strutture spesso li si lascia sulla soglia d’ingresso, mentre qui, se lo desiderano, possono accompagnare l’ospite durante la fase di accoglienza, aiutarlo a spogliarsi, scambiare due chiacchiere sul divano o assistere a una sessione di stimolazione. L’obiettivo è favorire un clima di fiducia e tranquillità, affinché la scelta di affidarci i propri cari, spesso sofferta, venga vissuta con serenità.

Ci sono caregiver che ci hanno raccontato come abbiano riflettuto a lungo prima di prendere questa decisione: temendo di venire meno al loro ruolo di compagni, figli o nipoti.

Tuttavia, spesso sia gli utenti che i familiari sono più sereni: è un benessere reciproco.

 

Strumenti di ascolto e supporto per le famiglie

Quali strumenti di ascolto e confronto sono previsti per i familiari?

Abbiamo in programma analisi semestrali e annuali per migliorare il nostro supporto alle famiglie. Sono previsti questionari di gradimento sui servizi e sulle attività offerte, oltre a incontri periodici aperti ai familiari, durante i quali discutere dell’andamento generale e raccogliere suggerimenti e proposte.

A livello normativo, è prevista anche la creazione del Comitato dei Parenti, un organo promosso dalla struttura ma destinato a vivere di vita propria. Il Comitato è in fase di strutturazione, essendo il Centro inaugurato nell’ottobre 2024 . Tuttavia, negli altri Centri della Fondazione Turati è già attivo e si è dimostrato estremamente utile.

 

Qual è l’esperienza del Comitato dei Parenti nella Fondazione Turati?

Nel nostro Centro Disabili Gavinana – R.S.D. “I Prati”, il Comitato dei Parenti si riunisce due o tre volte l’anno con la Direzione e ha creato una rete di collegamento tra familiari, favorendo lo scambio di consigli e suggerimenti pratici. Ad esempio, per gestire l’abitudine di alcuni ospiti a spogliarsi autonomamente, il Comitato ha suggerito l’uso di tute con un’unica cerniera. Inoltre, si è occupato di scegliere un dentista adeguato per rendere meno traumatica la visita odontoiatrica per i ragazzi.

Il nostro obiettivo è sviluppare anche qui questa rete e promuovere la condivisione tra familiari.

 

La professionalità: accreditamento e obiettivi

Come si connette il Centro con il resto del suo territorio?

Vogliamo lavorare in stretta simbiosi per offrire una rete assistenziale sul territorio. Per questo accogliamo con piacere le procedure di accreditamento che prevede la nostra Regione. Per noi rappresenta anche un’occasione di crescita e confronto.

Il nostro Centro Diurno è accreditato, il che significa che può accogliere utenti in convenzione grazie al riconoscimento normativo e alla contrattualizzazione con la Società della Salute (consorzio pubblico toscano).

Per la Fondazione Turati, l’accreditamento non è una novità: anche il Centro Disabili Gavinana – R.S.D. “I Prati” lo ha ottenuto. Una qualifica che è fondamentale perché consente agli assistenti sociali di individuare i bisogni del territorio e di indirizzare verso il nostro Centro chi ha più bisogno di supporto.

 

 

PAI (Piano Assistenziale Individualizzato)

Con quale frequenza viene aggiornato il PAI? Quali sono le criticità nella redazione del PAI? 

La normativa toscana prevede una rivalutazione semestrale del PAI o in caso di cambiamenti significativi nelle condizioni dell’utente. Noi, per prassi, lo aggiorniamo ogni tre mesi.

Il PAI è un vero e proprio progetto individuale fatto “su misura” per ogni singolo ospite. Tutte le professionalità sono coinvolte nell’individuazione prima dei bisogni e poi degli obiettivi da raggiungere. Il Piano diventa un elemento strategico fondamentale per poter stimolare nel miglior modo possibile l’anziano poiché coinvolge tutti gli operatori che lavorano intorno alla persona: quanto più le informazioni condivise fra operatori sono complete, tanto più il raggiungimento degli obiettivi sarà possibile. 

Troppo spesso il PAI viene redatto in modo generico o superficiale. Per noi è uno strumento fondamentale: deve contenere obiettivi chiari, specifici e coerenti. Quando lo leggiamo, dobbiamo capire cosa è in grado di fare l’utente oggi e cosa vogliamo ottenere entro tre o sei mesi. Serve gradualità e coerenza: non possiamo pensare di far correre una mezza maratona a chi sta appena imparando ad allacciarsi le scarpe.

 

Come viene condiviso il PAI tra i professionisti?

Il PAI raccoglie i contributi di tutti i professionisti coinvolti nella cura del soggetto. È importante che lavorino in sinergia. Con la Cartella Informatizzata Advenias Care, abbiamo facilitato questa comunicazione, rendendo possibile il confronto anche a distanza. Questo permette una visione più completa dello stato dell’utente.

Condividiamo il PAI con i caregiver, l’utente stesso e le strutture che seguono il soggetto. La condivisione del PAI con il caregiver è un momento importante perché può rappresentare uno scambio di informazioni utili nella gestione dell’anziano anche fuori dal Centro. La cartella informatizzata ci consente di proteggere la privacy e velocizzare i processi.

 

 

Quali innovazioni tecnologiche avete introdotto per i professionisti?

Abbiamo investito in un modulo specifico di Advenias Care per la gestione dei consensi privacy. I documenti vengono raccolti digitalmente tramite tavoletta grafica, rendendo più semplice e veloce i

l lavoro degli operatori.

L’uso di una tavoletta grafica facilita la raccolta delle firme, riducendo il tempo necessario per la documentazione, minimizzando gli errori associati alla gestione cartacea e riducendo il carico amministrativo sugli operatori

Questo migliora l’efficienza operativa e garantisce una maggiore sicurezza nella conservazione dei dati sensibili. Infatti, la piattaforma utilizza protocolli di sicurezza avanzati per proteggere le informazioni raccolte, assicurando che i dati personali degli ospiti siano trattati in conformità con le normative vigenti sulla privacy.

 

 

 

 

 

 

____

Questo articolo fa parte della serie A tu per tu, una rubrica in cui noi di Advenias approfondiamo progetti interessanti portati avanti dai nostri clienti. Attività virtuose, che pensiamo possano apportare approfondimenti utili per l’intera comunità sanitaria e socio-sanitaria.

 La serie intera è nella sezione Testimonianze del nostro Blog. 

Abbiamo parlato del Centro Diurno Turati in altre occasioni:

CONDIVIDI

Potrebbe interessarti anche